Le strategie complessive (II parte)
Il discorso delle strategie complessive d’impresa era già
stato affrontato in precedenza, qui di seguito riportiamo la seconda
parte dell’articolo pubblicato nella scorsa Newsletter.
Le strategie complessive definiscono il campo di azione dell’impresa
attraverso la scelta dei mercati e dei settori in cui competere. In
questo articolo verranno approfonditi i concetti di integrazione verticale
dell’impresa e di diversificazione.
L’integrazione verticale
É una strategia che si inserisce nell’insieme
di decisioni che un’impresa intraprende a livello corporate.
Per comprendere le caratteristiche di tale strategia, è necessario
fare riferimento al concetto di filiera produttiva.
Per filiera tecnologico-produttiva si intende l’insieme di lavorazioni
che devono essere effettuate in cascata per passare da una certa quantità
di materiali grezzi ad un prodotto finito. L’integrazione verticale
ha l’obiettivo di allargare lo spettro di attività dell’impresa
lungo la filiera tecnologica ad attività prima svolte da clienti
o da fornitori.
Una filiera produttiva può assumere i seguenti
andamenti:
• implosivo:quando una pluralità di componenti
di natura tecnologica diversa confluisce in un’unica filiera
per l’assemblaggio di un unico prodotto; (es. produzione automobili)
• esplosivo: quando dalla lavorazione di un’unica
materia prima si realizzano una molteplicità di prodotti; (es.
lavorazione del petrolio)
• lineare: quando un prodotto è ottenuto attraverso
successive lavorazioni di uno stesso materiale; (es. lavorazione della
carta).
Considerando quindi che una filiera produttiva è costituita
da diverse attività conseguenti, il termine integrazione verticale
di un’impresa si riferisce all’entità delle attività
verticalmente correlate ai fini della produzione di un determinato
output, che essa svolge direttamente al suo interno.
1) L’impresa attua una strategia di integrazione verticale
a monte (o ascendente o backward), quando avvia la gestione
interna di nuove attività a partire dalle prime fasi necessarie
per la realizzazione di un prodotto (estrazione della materia prima);
2) L’impresa attua una strategia di integrazione verticale
a valle (o discendente o forward) quando avvia la gestione
interna di nuove attività relative alle ultime fasi di realizzazione
di un prodotto (dall’ assemblaggio sino alla commercializzazione
del prodotto finito).

L’integrazione verticale è misurata in relazione a:
- numero di fasi realizzate direttamente dall’impresa;
- dimensione delle risorse impegnate nelle fasi;
- percentuale dell’output destinato all’interno (integrazione
totale o parziale);
- forma giuridica di controllo delle fasi.
Vantaggi e svantaggi dell’integrazione verticale
L’integrazione verticale permette all’impresa di raggiungere
vantaggi:
1) Tecnici: risparmi di costi legati alle interdipendenze tecnico-produttive;
2) Economici: appropriarsi dei margini di fornitori o distributori
(conveniente solo se hanno tassi di redditività superiori alla
media o se l’impresa ha competenze/risorse per essere efficiente);
3) Concorrenziali:
- aumento del potere di mercato dell’impresa e delle barriere
all’entrata;
- possibilità di sottrarsi alle pressioni di fornitori o clienti
- possibilità di accumulare e proteggere know-how e competenze
distintive ma aumenta la rigidità della struttura e il rischio
imprenditoriale per:
-
difficoltà a passare a nuovi
fornitori / clienti
-
aumento dei costi fissi e del punto
di pareggio
-
lentezza nell’adozione di
tecnologie innovative
-
aumento delle barriere all’uscita
La diversificazione
La diversificazione ha l’obiettivo di allargare l’ambito
delle attività di impresa in termini di prodotti/mercati con
l’entrata in nuove filiere.
La diversificazione può essere:
- offensiva: estendersi oltre i limiti del settore tradizionale
per crescere e acquisire vantaggi competitivi;
- difensiva: fuga dal settore tradizionale perché la
competizione non è sostenibile;
- finestra di opportunità: sorveglianza di concorrenti
potenziali o di tecnologie emergenti.
Motivazioni per la diversificazione e vantaggio competitivo
• Crescita: contrastare il calo delle vendite
nei settori maturi;
• Riduzione del rischio: ripartire il rischio,
può essere fatto direttamente dagli azionisti diversificando
il loro portafoglio di investimenti;
• Ricerca della profittabilità:
- il settore deve essere attrattivo;
- il costo di entrata non deve bruciare i futuri profitti;
- l’unità deve ottenere un vantaggio competitivo.
Il vantaggio competitivo davanti alla diversificazione si
può legare a:
• aumento del potere di mercato;
• economie di scopo, cioè riduzioni nel costo unitario
dei prodotti in relazione alla produzione di più beni:
- condivisione di risorse tangibili (sistemi informativi, laboratori,
servizi generali);
- condivisione di risorse intangibili (marchi, reputazione, tecnologie
proprietarie);
- condivisione di competenze organizzative (a livello operativo e
strategico).
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