Come prevenire una crisi dal punto di vista
comunicativo?
Sono diverse le definizioni di crisi proposte dagli studiosi,
ma ciò che le accomuna è la presenza di alcune circostanze:
1. un sistema organizzativo entra in crisi quando gli elementi che
lo compongono si trovano in una situazione di perturbazione,
emergenza o transizione;
2. questa situazione contribuisce a sgretolare il rapporto
di fiducia verso l’impresa che entra in una situazione
di crisi;
3. l’aspetto comunicativo della crisi colpisce l’immagine
dell’impresa;
4. è una situazione che assume carattere di straordinarietà
in quanto non può essere affrontata e gestita con gli strumenti
ordinari;
5. l’insieme di queste circostanze richiede all’impresa
una risposta immediata ed efficace anche sul piano comunicativo, tale
azione per avere maggiori possibilità di successo dovrebbe
essere preventivata in anticipo.
Le tipologie di crisi variano in funzione delle
variabili adottate. In relazione all’andamento dell’attività
dell’impresa abbiamo due possibilità:
1. crisi per perdita della capacità espansiva, causata
per esempio, dall’intraprendenza dei concorrenti, dall’insuccesso
di un prodotto, da una contrazione di domanda nel settore merceologico;
2. crisi per perdita di stabilità, causata da un evento
imprevisto che incide negativamente sui rapporti di fiducia interni
ed esterni all’impresa.
In relazione alla collocazione rispetto all’impresa della situazione
di crisi, soprattutto nei suoi aspetti comunicativi,
si possono individuare tre possibili situazioni:
1. la fonte comunicativa subisce una perdita di credibilità,
reputazione e fiducia a causa di un incidente esterno;
2. la fonte comunicativa è di fronte a una crisi interna;
3. la causa di crisi fa riferimento all’ambiente esterno.
Di qualsiasi tipo di crisi si tratti ciò che è
posto in crisi da un punto di vista comunicativo è il rapporto
di credibilità e di fiducia che, come sappiamo, è
presupposto a base di una comunicazione efficace: ciò che deve
essere recuperato è, quindi, questo rapporto di credibilità.
La gestione della crisi inizia prima che la crisi si verifichi attraverso
la definizione di un piano (Crisis Management Plan).
Questa lista di compiti preventivi da svolgere si apre con una fase
di analisi dei rischi che l’attività dell’impresa
corre e delle possibili crisi specifiche nelle quali potrebbe precipitare.
Successivamente è necessario elaborare scenari che tengano
conto delle diverse tipologie di crisi previste valutando: le probabilità
che si attuino, le conseguenze negative correlate a ciascuna crisi,
le gravità dei rischi e quindi le loro priorità.
Di seguito è poi necessario costituire un Gruppo di Crisi (Crisis
Team), composto da varie persone di cui sono individuati
i ruoli e le responsabilità specifiche: il portavoce, un analista
dati, uno o più tecnici in grado di fornire valutazioni sulla
causa della crisi; uno o più legali in grado di gestire le
eventuali conseguenze giuridiche della crisi.
Il Crisis Management Plan, per essere effettivamente
in grado di prevedere tutte le diverse fasi di soluzione della crisi,
deve definire le risorse e le procedure da adottare in termini
di:
a) individuazione degli interlocutori (stakeholder) da raggiungere;
b) definizione dei ruoli e delle responsabilità da assumere;
c) elaborazione del processo di ideazione e redazione dei testi;
d) veicolatone dei testi ai diversi stakeholder individuando i media
per ciascuno di essi.
Questo insieme di procedure e di pratiche sono riassunte
nel Manuale di Crisi.
L’attuazione del Piano di Comunicazione per essere efficace
deve, in primo piano, individuare i diversi segmenti di pubblico colpiti
dalla crisi e in secondo luogo, comunicare con tempestività
e completezza dopo aver posto in atto un flusso sistematico delle
informazioni.
Un’attenzione particolare va assegnata a quel segmento della
comunicazione esterna costituito dai giornalisti che attraverso i
mezzi di comunicazione di massa iniziano a informare fin dai momenti
immediatamente a ridosso della crisi. Per queste ragioni i
giornalisti non vanno considerati quali controparti con interessi
divergenti da quelli dell’impresa in crisi, ma come potenziali
alleati.
L’impresa si propone come fonte autorevole e nello stesso tempo
legittima le testate giornalistiche quali fonti autorevoli verso l’opinione
pubblica.
Per ciascuna tipologia di pubblico vanno quindi definiti i
messaggi e i media più efficaci, il che significa
individuare i diversi obiettivi comunicativi specifici da raggiungere.
La comunicazione dell’impresa in situazione di crisi
deve quindi:
1) adottare una comunicazione emotivamente coinvolgente;
2) sottolineare l’eccezionalità dell’evento
e l’intenzione di individuarne le cause affinché non
si ripeta;
3) ammettere le proprie responsabilità, ed
eventualmente colpe, per l’accaduto, senza però creare
eccessivi allarmismi;
4) deve rassicurare fornendo anche informazioni complete,
chiare e semplici sia sulla crisi sia su ciò che si
sta facendo per risolverla.
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